La verginità religiosa
Lettura: Ap 14,1-4.


Quando si parla del voto della castità nello stato religioso bisogna fare a mio avviso una distinzione: una cosa infatti è la castità e un’altra è la verginità per il Regno.
La castità è legata infatti alla santità che il battesimo ci conferisce, mentre la verginità è legata alla nostra volontà di seguire il Cristo.
La castità è un obbligo per tutti mentre la verginità fa parte dei consigli evangelici.
Cosa è dunque la castità e cosa la verginità?
La castità è il retto uso della sessualità in vista del matrimonio e solo il matrimonio rende lecito l’uso della sessualità. Fuori dal sacramento dell’unione dei corpi ogni uso della sessualità propria o altrui è peccato, è disordine, in quanto va contro la legge che il creatore ha dato alle sue creature. Le creature per il fatto che sono tali non sono legge a se stesse.
Ogni esercizio della propria libertà che non sia sottomesso alla legge di Dio è autonomia morale dunque peccato. Nella morale l’uomo non è libero, è sempre sotto la legge di Dio.
Il peccato di Adamo nel Paradiso non fu un semplice peccato di disubbidienza, ma un vero e proprio peccato di orgoglio e di auto-sufficienza. L’uomo volle diventare legge morale a se stesso prescindendo dal creatore.
In quel momento, dice la Scrittura, l’uomo si accorse di essere nudo, spogliato cioè della grazia dell’amicizia con Dio, volle essere autonomo e si accorse di essere nulla.
La pretesa indipendenza dell’uomo di fronte a Dio è il peccato, tutti gli altri sono solo una conseguenza di questo atteggiamento. Si capisce allora come la castità sia il frutto del 6° comandamento "Tu non commetterai adulterio", in cui adulterio indica il rapporto errato con sé e con gli altri.
"La volontà di Dio è che vi santifichiate: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio, che nessuno offendi o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito" (1Tes 4, 3-8).
Da questo e tanti altri brani capiamo che la castità è legata all’uomo stesso, alla sua vita, all’armonia che deve creare intorno a sé.
Mi direte che per chi vive nel mondo questo discorso non è facile, ma non solo la castità non è facile, anche tutto il resto.
La vita religiosa pone l’uomo in uno stato di privilegio rispetto a tutti gli altri, ringraziamone il Signore.
Ma la nostra meditazione non verte sul dovere della castità, la nostra riflessione verte sulla verginità, che non è un dovere o un comandamento, ma una libera scelta e un consiglio. Nessuno è costretto alla sequela di Cristo. I cristiani sono obbligati in virtù del battesimo ad osservare i comandamenti come una risposta d’amore, all’amore di Dio, ma nessuno è obbligato a non sposarsi per avere la vita eterna.
Lo stesso Signore è esplicito nell’insegnarci ciò.
Al giovane che gli chiedeva cosa fare per avere la vita eterna, Gesù risponde di osservare i comandamenti, bastano questi, ma alla domanda: "Cosa mi manca ancora?", Gesù continua: "la rinunzia a tutto te stesso, alla tua volontà, ai tuoi beni, al tuo corpo".
Duro fu questo linguaggio per il giovane, il quale, non solo era ricco ma, dice il vangelo, "aveva molte ricchezze", intendendo in questo modo che aveva altre possibilità oltre la ricchezza, a nessuna di esse egli volle rinunziare, sappiamo tutti la conclusione: "se ne andò triste".
Aver scelto la verginità o il celibato per il Regno (cfr Mt 19,11), è dono di Dio. Gli eunuchi per il regno sono coloro che testimoniano l’avvento del regno come realtà imminente e la condizione del mondo avvenire.
Sono i profeti che gridano a un mondo corrotto e materialista, il cui fine è relegare l’uomo al rango della bestia, che i beni del cielo sono incorruttibili e duraturi.
Sono coloro che affermano che la parola di Dio è vera e se Dio nutre l’erba del campo che oggi c’è e domani sarà buttata nel fuoco, tanto più avrà cura di aiutare coloro che sono immagine del futuro stato dell’uomo.
La verginità perpetua tuttavia non è facile da viversi e nessuno si può vantare di riuscire a conservarsi integro per tutta la vita se Dio non interviene con la sua grazia e il suo favore.
Noi non siamo angeli, afferma S. Giovanni Crisostomo, ma siamo chiamati a divenirlo.
Entrando nella religione, l’anima si impegna a seguire per tutta la vita una via immacolata che deve condurla alle altezze del sacrificio e dell’amore.
Mentre lo stesso sacerdozio è possibile senza il celibato, non si può invece attuare la vita religiosa senza la verginità.
La povertà, la verginità-celibato e l’obbedienza formano l’ossatura dell’edificio, tutto il resto non è che rifinitura e arredamento.
La verginità non è solo uno stato del corpo, essa è principalmente una virtù dell’anima.
"Vi sono esseri che sono vergini nel corpo, ma nell’anima sono peggiori delle prostitute", diceva la Madre Sara del deserto.
La virtù della verginità è una virtù estremamente delicata e molto minacciata: la portiamo in vasi fragili, ci ricorda l’Apostolo (cfr 2Cor 4,7). Frate Egidio compagno di S. Francesco, la paragonava a uno specchio che si appanna ad ogni alito.
Attaccata da tutte le parti da svariati nemici cui la carne, il mondo e il demonio, essa ha bisogno di fortezza e di prudenza. "Le lotte contro la verginità sono le più dure di tutte - afferma S. Agostino -, in questa materia, la lotta è quotidiana, la vittoria è rara " e la si ottiene solo con la gioia di essere totalmente di Cristo. Dico con la gioia di appartenere solo a Lui, perché anche in questo caso, come per la povertà, è questione di innamorarsi. Il Signore ci ricorda che il nostro cuore si trova là dove c’è il nostro tesoro.
Ora il nostro tesoro non consiste in beni e ricchezze, bensì in una persona e questi è Gesù.
Gli asceti ci ricordano che la verginità è frutto di preghiere e digiuni, ma soprattutto di un fervente amore per il Cristo (Afraate il Siro). E’ questione di amore, lo ripeto ancora una volta, senza l’amore potremmo essere vergini come certi filosofi dell’antichità che avevano intuito il bene della perfetta castità, ma non saremmo mai dei vergini cristiani.
Ma come possiamo essere innamorati di Gesù se non lo conosciamo?
Conoscere il Signore significa fare esperienza di lui e non possiamo sperimentarlo se non nella preghiera.
La via regale per conoscere Dio è l’orazione, grazie a cui noi ci mettiamo in ascolto e in contemplazione di Lui che è il nostro innamorato. Dio si è innamorato dell’uomo tanto da inabitare in noi nella parte più intima del nostro essere. Dio abita - secondo una espressione felicissima di S. Teresa d’Avila - nell’intimo del nostro castello interiore. Per poter accedere dentro la stanza in cui abita il re, la via è la preghiera.
Bisogna fare i calli alle ginocchia, diceva un predicatore, dinanzi al SS.mo Sacramento, solo così inizieremo ad amare Dio.
L’esperienza umana ci insegna che quando una persona si innamora di un’altra, l’unica volontà che ha è di stare con la persona amata. L’anima che cerca il suo bene che è Dio, ha bisogni di momenti di preghiera per stare sola con colui che l’ama. Non è facile da principio, ma poi tutto si schiarisce e la notte da lo spazio al giorno. Se non si inizia, però, non si capirà mai questo discorso.
La verginità cristiana ha come modello la vergine Maria, essa è stata per eccellenza la vergine, cioè la disponibile all’azione di Dio. E se Dio si è incarnato in lei, lo ha fatto per la sua disponibilità.
L’eunuco non è più l’escluso dalla comunità, così come avveniva in Israele (cfr Dt 23, 2-9), con Cristo le sorti si rovesciano e si apre definitivamente il tempo nuovo in cui si avvera la profezia di Anna: la sterile partorisce sette volte e la ricca di figli languisce (cfr 1Sam 2,5). Il Signore concede agli eunuchi che si son fatti tali per il regno dei cieli di non essere più un ramo secco, ma un albero rigoglioso che affonda le sue radici nelle falde dei fiumi della grazia e della fecondità spirituale.
S. Agostino ancora una volta ci illumina su questo argomento: "Io vedevo la castità ed essa raggiava una luce pura e serena; appena potei rendermela amica e sorella, mi invitò ad accostarmi, e, pronta ad abbracciarmi, mi tendeva le braccia ricolme di esempi incoraggianti di fanciulli, adolescenti e giovani numerosi, e persone di ogni età, vedove venerande e donne invecchiate nella verginità; tutte queste anime erano caste e questa castità non era sterile in esse: era feconda e produceva molte vere gioie, come altrettanti frutti dovuti al tuo cuore, o Dio che sei loro sposo".

Archimandrita Marco (Don Vincenzo)

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